Lotta a femminicidi sia priorità governo: appello a Ministra Interno

13 Ottobre 2019 | Alla Ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese 

 

Abbiamo letto oggi sulle pagine del Corriere della Sera la prima intervista rilasciata da Luciana Lamorgese nella sua veste di Ministra dell’Interno. Si parte dalla crisi siriana e dagli effetti possibili sull’arrivo di profughi in Europa; si affrontano i contenuti e gli equilibri della bozza di Malta sulla gestione europea dei flussi migratori per poi toccare altri temi sempre inerenti questo tema.

Fiorenza Sarzanini poi le chiede: “Al di là dell’immigrazione, quali problemi mette in cima alla lista delle priorità?”.

La Ministra elenca il terrorismo, la criminalità organizzata e quella comune. Con nostro grande rammarico, tra le priorità non leggiamo il contrasto ai femminicidi, la lotta alle violenze sulle donne, quelle psicologiche e fisiche, perpetrati da partner, ex partner, conoscenti: secondo i dati Istat a uccidere l’80.5% delle donne è un uomo con il quale vi era un legame affettivo o comunque di fiducia. Nei primi 12 giorni di ottobre abbiamo contato 4 episodi mortali più 2 in cui le vittime si trovano ora in ospedale e che forse si sono salvate grazie all’aiuto chiesto dai figli che assistevano alla violenza. Finora, nel mese di ottobre si contano 7 morti in violenze domestiche: sei donne e un uomo che dopo aver sterminato la famiglia, a Orta Nova nel foggiano, si è suicidato. Per non contare le denunce e gli interventi preventivi usciti, in alcuni casi, nei trafiletti delle cronache locali. Proprio ieri il Presidente degli Avvocati Matrimonialisti, Gian Ettore Gassani, ha detto che «Oggi la famiglia e la coppia, nella loro veste patologica, uccidono più della mafia. Da avvocato che ha visto tante tragedie, dico che questa è un’emergenza nazionale, trasversale da nord a sud».

Un’emergenza, lo pensiamo anche noi. Un’emergenza che richiede di essere proclamata, e proclamata tra le priorità. Un’emergenza che è una mattanza nei numeri e una tragedia nei risvolti psicologici, umani. Un’emergenza che ha bisogno di attenzione, di riflettori e di educazione: di un’ecologia del linguaggio e dei rapporti. Di una formazione continua di medici, forze di polizia ma anche di parroci, datori di lavoro, sindacati. Un’emergenza che necessita di azioni di contrasto, risposte concrete in termini di sicurezza, di tutela, di finanziamenti agli sportelli per le donne e alle comunità protette, di luoghi dedicati nelle questure con personale adeguato nei numeri e negli strumenti di intervento. Di comunicazione con le parole corrette e sulle parole corrette. 

Molto è stato fatto ma, ce lo dicono i numeri di questo stillicidio infinito, molto c‘è da fare. E un fondamentale passo è che questa emergenza venga, innanzitutto, nominata. Ad alta voce. Per toglierla da quel cuneo d’ombre nel quale prospera. Nominata a partire dalle priorità di ogni agenda di governo.

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