Com’eri vestita? I dati Istat confermano pregiudizi da abbattere

Com’eri vestita? è una mostra itinerante promossa da Libere Sinergie. 

La mostra si trova, in questi giorni di fine novembre, in varie città: ROMA (Inps), LIVORNO (Tribunale), RAVENNA (Stazione), CAGLIARI (Teatro Massimo), MONTEMURLO (Galleria di Sala Banti), ANZOLA DELL’EMILIA (Municipio), MALGRATE (Quadreria Bovara Reina), COMO (Villa Clerici), BENEVENTO (Rocca dei Rettori), OSPEDALETTI (La Piccola)

 

La tuta da ginnastica, il tubino nero attillato, ma anche il grembiule per le pulizie o il pigiama, i jeans o la gonna corta: da un anno e mezzo Libere Sinergie sta portando in giro per l’Italia la mostra Com’eri Vestita?, la riproduzione degli abiti indossati da vittime, reali, di stupri. 

In due anni partendo da Milano, la valigia con i vestiti, le storie, il libro dei commenti ha toccato oltre 50 città: dagli Atenei di Verona, Pavia, Bari, Parma, Torino e Trento alla Bocconi di Milano; da Messina a Crespi d’Adda, e poi Cagliari, Grosseto, Desio, Firenze, Messina, Lecce, Nardò, Pesaro. 

In questo momento, 26 novembre 2019, Com’eri vestita? si trova: all’Inps di Roma, al Tribunale di Livorno; alla Rocca dei Rettori di Benevento; nella Galleria di Sala Banti di Montemurlo; alla stazione di Ravenna; al Teatro Massimo di Cagliari; nel Municipio di Anzola dell’Emilia (con traduzione delle storie anche in arabo); alla Quadreria Bovara Reina a Malgrate; a Villa Clerici, Como; a La Piccola di Ospedaletti

La mostra parte da un’intuizione di un gruppo di professioniste dell’Università del Kansas e dell’Arkansas che diedero vita, nel 2013, a What were we wearing?. 

Libere Sinergie ha chiesto, e ottenuto, il loro consenso per farne una versione italiana che ha avuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento delle Pari Opportunità, della Camera dei Deputati e della Regione Lombardia. E, tramite le tante associazioni locali con le quali Libere Sinergie collabora, di numerose istituzioni locali. 

Com’eri vestita? nasce come critica a questa domanda solitamente posta nel corso dei processi alle vittime, che diventano così le imputate. Per questo ha assunto un valore speciale l’esposizione, in occasione dell’8 marzo 2019, presso il Tribunale di Milano, il luogo della giustizia per eccellenza, realizzata anche grazie al supporto di Fabio Roia, magistrato da decenni impegnato sul fronte della lotta contro ogni tipo di violenza sulle donne.

Qui la rassegna stampa dell’evento di Palazzo di Giustizia. 

Nel capoluogo lombardo è stata esposta anche presso l’Università Bocconi e in numerose biblioteche e uffici delle periferie cittadine. 

Tutte le storie sono state tradotte in quattro lingue – italiano, inglese, spagnolo e francese – con l’intento di rivolgere a un’ampia platea un messaggio che deve essere chiaro: “la violenza sessuale non è colpa delle vittime, qualunque cosa indossino”. 

La mostra è fruibile anche dai non vedenti, attraverso un QRcode per tutti i testi. 

Purtroppo i dati Istat ci confermano che questa domanda – Com’eri vestita? – si trova permeata come pensiero, anzi come retropensiero, nella cultura diffusa. Che dobbiamo continuare, e continueremo, a combattere. 

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