LIBERE LETTURE • Lena e la tempesta

 

 

Titolo: Lena e la tempesta
Autrice: Alessia Gazzola

Editore: Garzanti 
Anno di pubblicazione: 2019

Recensione di: Maria Rosaria Porcaro

 

 

 

31 maggio 2020

Lena, giovane illustratrice in crisi di creatività, riceve in regalo dal padre la casa di vacanza sulla piccola isola siciliana di Levura. È la casa dove ha trascorso tutte le estati fino all’adolescenza e in una di quelle stanze, una notte, durante un festa, a Lena è accaduto qualcosa di drammatico. L’arrivo a Levura di Metella, la madre eccentrica di Lena, e di altri parenti scatena i ricordi e il tentativo di cercare il colpevole dell’abuso subito. Perché da quel momento Lena si è sentita, come lei stessa dice, una “persona guasta” incapace di amare ed essere amata. Sullo sfondo di un mare bellissimo e selvaggio s’ intrecciano altre esistenze parallele e arriva l’attrazione per Tommaso, giovane medico della guardia medica, anche lui capitato lì per espiare. Sarà con circospezione, e per fasi, che la narrazione evolverà verso un finale aperto forse alla speranza.

Perché è importante leggerlo. Chiunque abbia subito una violenza sessuale sa quanto ci si senta colpevoli prima che vittime. Ma il romanzo della Gazzola rompe un cliché narrativo: la violenza è parte del racconto, non è tutto il racconto! Allo stesso tempo c’è un dilaniarsi in cui ci si può riconoscere, disperando di trovare una via di uscita. Che però lentamente grazie all’amicizia con Poppy, una bimba inglese o al legame col cane Cassius. Più impegnativo l’amore, bisogna sfidare i fantasmi interiori e Lena lo farà. Importante leggerlo perché ben scritto e per capire che vivere dopo un abuso è una meravigliosa conquista.

L’autrice della recensione. Vivo e lavoro a Napoli. M’interesso di cultura e fenomeni culturali. Da qualche anno scrivo e prediligo la forma del racconto breve. Molte delle mie protagoniste sono donne descritte alle prese con l’eta’, il lavoro o gli intrecci familiari. Apparentemente fragili, ma nonostante tutto con un nucleo forte di autodeterminazione. Altro genere a cui dedico spazio è il racconto distopico in cui l’individuo deve fronteggiare meccanismi alienanti e può solo difendersi con l’arma dell’assurdo. Ho pubblicato diversi racconti in Antologie collettive. Sono attivista dei diritti umani (praticamente perfetta, scherzo).