Rassegna stampa di Libere Sinergie | 14 febbraio 2021

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14 febbraio 2021

Principesse e guerriere, le donne d’oggi e di ieri

La donna, la vittima più colpita nei rapporti sociali moderni

~ Anna Kuliscioff, 1890 ~

governo draghi
Il 33% della nuova compagine governativa: nel 2021, le donne a capo dei ministeri italiani sono ancora solo un terzo. Questo quello che ci dice la fotografia del governo di Mario Draghi. Una polemica finita su tutti i giornali, cartacei e online, anche se non si è detto niente di particolarmente nuovo. Ormai la frittata è fatta, sebbene siamo nel 2021. E l’ennesimo misfatto si consumava proprio mentre ancora si sentiva l’eco della giornata di celebrazione internazionale delle donne scienziate. Ancora pochissime, come scrive Repubblica, con la Spagna che batte l’Italia, dice il Corriere ella Sera. In un articolo di InGenere, un’istantanea della scarsa presenza femminile nelle istituzioni italiane, dalla magistratura all’università. Un problema non solo nostrano, sia chiaro: in tutta Europa, i sindaci maschi rappresentano l’85% del totale e nel Parlamento europeo sono coperti da uomini il 63% dei seggi. Su Womenlobby.org i numeri e i documenti.
In India c’è un movimento e anche una Fondazione, una Ong, Femme First Foundation, che si batte per recuperare spazio pubblico, politico, istituzionale, per le donne.
In Svizzera non va meglio, dice SwissInfo.
Sull’Independent, quotidiano britannico, per Phumzile Mlambo-Ngcuka, direttrice esecutiva di Un Women, “dal giuramento del vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris al parlamento estone che ha scelto un primo ministro donna: i sostenitori dei diritti delle donne hanno avuto molto da festeggiare nelle ultime settimane. Tuttavia, nonostante il maggiore impegno delle donne nella vita pubblica, l’uguaglianza rimane un obiettivo distante”. Il suo intervento ha un titolo significativo: Abbiamo bisogno di un numero uguale di donne in politica per raggiungere una reale uguaglianza.

Disoccupate, sottoccupate: l’emergenza

harris wapo
“Kamala Harris: L’esodo delle donne dalla forza lavoro è un’emergenza nazionale”: è il titolo dell’intervento della Vicepresidente degli Stati Uniti sul Washington Post, il 13 febbraio. La controprova di quello che sosteniamo da sempre: dire che l’Italia non è un Paese per donne non significa nulla. Quello della sotto occupazione femminile e degli effetti negativi della pandemia, come di qualunque altra crisi, è un’emergenza mondiale.
Lo scorso settembre ho avuto la possibilità di parlare con i lavoratori della ristorazione in un incontro virtuale. Uno di quei lavoratori era M. Rocha, che lavorava in un hotel sulla Strip di Las Vegas. Quando la pandemia ha colpito lo scorso marzo, come tante nel settore del turismo e dell’ospitalità, è stata licenziata. Oggi non è ancora tornata al lavoro. Ha una moglie, un figlio e una madre anziana di cui si prende cura, e tutti dipendono dal suo stipendio.
M. Rocha non è sola.

 

Inizia così, Harris. Che prosegue:
Quasi 2,5 milioni di donne hanno perso il lavoro o hanno abbandonato il lavoro durante la pandemia. È sufficiente per riempire 40 stadi di calcio. Questo esodo di massa di donne dalla forza lavoro è un’emergenza nazionale e richiede una soluzione nazionale. […] Quando eleviamo le donne, eleviamo le famiglie, eleviamo le comunità e tutti i benefici della società. Questo è vero negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

 

Nell’articolo Harris annuncia il voto all’American Rescue Plan che prevede sostegni alle categorie fragili.

Principesse e guerriere: le guerre delle donne

bambine in guerra
Dalla Siria alla Colombia. Reclutate come schiave sessuali e poi addestrate a imbracciare i fucili, le ragazze sono il 40% delle milizie formate dai minori“. Così scrive Roberta Zunini in questo articolo apparso su Il Fatto Quotidiano, il 13 febbraio. Del quale consigliamo la lettura. Al momento non esiste una versione digitale.
Birmania. L’hanno chiamata “la protesta delle principesse contro il colpo di Stato”, come in questo articolo de Il Messaggero, perché sono scese nelle strade del Myanmar con vestiti vaporosi di tulle, colorati e con i fiori, diademi tra i capelli. Su Reuters un video mentre sfilano e ballano contro il ritorno al potere dei militari, lunedì 1 febbraio, che hanno arrestato la presidente eletta Aung San Suu Kyi e i leader del partito di maggioranza. Come racconta ilPost. Un interessante approfondimento sui fatti birmani lo ha fatto Radio3 Mondo.
Polonia. Alla pubblicazione della sentenza del Tribunale costituzionale sulla legge sull’aborto, le donne polacche sono tornate in piazza in massa. Tutti i dettagli, le immagini, le voci si trovano in questo articolo (in italiano), pubblicato su Centrum Report, un sito di informazione e inchiesta sull’Europa Centrale. Lorenzo Berardi, uno dei giornalisti del progetto, ne ha parlato anche su Radio Radicale e su Radio 3 Mondo.
Marta Lempart, avvocata, giornalista e leader delle proteste, rischia ora 8 anni di carcere. Sul Tg3 un servizio sul suo caso.
left
Su Left di questa settimana, un bel reportage dalla Rovaja per raccontare una storia, anzi tante storie di riscatto femminile e di creazione di un’economia autosufficiente che non si basa sul profitto. Si compra in edicola o direttamente sul sito. La copertina viene dedicata invece ai brutti dati della pandemia occupazionale che colpisce soprattutto le donne, dei quali abbiamo trattato in Libere Stampe della scorsa settimana: tra i contributi della discussione proposta dalla rivista di sinistra, una riflessione di Susanna Camusso, ex segretaria generale della Cgil, consultabile anche nella versione online.

Le donne parlano troppo e altre brutte notizie dal Giappone

Il presidente del Comitato olimpico giapponese, Yoshiro Mori, alla fine si è dimesso. Per fortuna. 83 anni, ex Primo Ministro, al termine di una riunione straordinaria del direttivo in cui si discuteva l’opportunità di aumentare il numero delle donne al 40% del totale, per esprimere il proprio dissenso se ne era uscito con un: «Di solito alle riunioni dove ci sono troppe donne tra i partecipanti si perde più tempo del necessario». Alle proteste aveva risposto con delle scuse, ma dopo una decina di giorni ha dovuto cedere alle richieste di fare un passo indietro.
Il Giappone è un Paese ancora molto tradizionalista per quanto riguarda i rapporti familiari e i ruoli di genere e anche qui il coronavirus ha aumentato le fragilità femminili: con la pandemia, il numero delle donne che hanno commesso suicidi è passato da 800 a poco quasi 7000 in un solo anno. Il racconto del Japan Times.

Mostre • I Macchiaioli, le donne e Anna Franchi

macch
«L’equilibrio dovrebbe nascere da una coscienza morale, da una dignità diversa tanto nel maschio quanto nella femmina (…) uguale al maschio? No. Inferiore? Nemmeno. Diversa ma non meno degna di tutte le considerazioni». Anna Franchi lo scriveva nel 1913, in uno dei suoi libri “Per le donne”.
Femminista, militante e resistente, giornalista, scrittrice, critica d’arte, intermediaria tra pittori e galleristi, Franchi, classe 1867, livornese poi trasferitasi a Milano dove nel 1914 fondò la loggia “Foemina superior”, fu sostenitrice del diritto di voto e del divorzio in Italia sin da inizio del secolo scorso quando scrisse il romanzo “Avanti il divorzio”. A lei, i Macchiaioli, persone “irriverenti e libere nei confronti di tradizioni e convinzioni”, devono il loro successo. Su di loro è la mostra che ha riaperto a Padova, a Palazzo Zabarella, “non centrata sulle scene delle battaglie, sui soldati o i paesaggi maremmani, ma proprio sulle donne che sostennero o furono in contatto con i Macchiaioli” come viene spiegato dai curatori. Una mostra sull’indipendenza e sulla forza femminile, scrive Ansa.
Nel 1946, una volta conquistato il diritto di voto femminile, Anna Franchi scrisse “Cose di ieri dette alle donne di oggi“. Molte di quelle cose sono cambiate, con il diritto di voto era inevitabile che cambiassero, ma le cose di ieri sono ancora troppe.

Sesso, consenso e genere e altre notizie dal mondo

🌎 Porcs: in Francia è in corso un acceso dibattito sugli abusi e si va verso una nuova legge che fissa a 15 anni l’età per il consenso. Per la Francia una vera e propria rivoluzione. “Francia travolta da denunce di molestie”, titola Huffington Post Italia. Ne ha scritto bene anche ilPost. Tutto era partito con la pubblicazione del libro di Camille Kouchner nel quale la donna accusa il suo patrigno – il famoso politologo francese Olivier Duhamel – di aver abusato del fratello gemello quando erano adolescenti. Qui la vicenda su Il Fatto Quotidiano.
🌍 Il Senato del Mississippi ha votato l’esclusione delle atlete transgender dalle categorie femminili. Su CNN i dettagli. L’argomento è enorme e lo seguiremo.
🌍 Liberata dopo 1001 notti di prigionia, l’attivista femminista saudita, Loujain al-Hathloul, incarcerata per aver guidato un’automobile. Riprendiamo la notizia da Avvenire. Dopo qualche giorno, sui media internazionali l’appello della sorella che avverte che la donna è stata scarcerata ma che questo non significa che sia libera. Sulla Deutsche Welle, e ilPost tra le testate che ne hanno scritto.
Sull’Arabia Saudita nelle scorse settimane si era sviluppata in Italia una vicenda interna molto delicata, con la partecipazione di un Senatore della Repubblica a un convegno a Ryad, in piena pandemia, al cospetto di un principe accusato di gravi violazioni dei diritti umani. Nei giorni scorsi questo Senatore è stato intervistato da Channel 4.
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