Rassegna stampa di Libere Sinergie | 14 marzo 2021

 

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14 marzo 2021

Vogliamo uscire da sole, libere e sicure

[e il coprifuoco per gli uomini]
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L’omicidio di Sarah Everdan a Londra ha sconvolto la Gran Bretagna e il mondo intero: ieri sera sui social si sono moltiplicate le candele accese in tutti gli angoli del pianeta. Sarah è stata uccisa mentre tornava a casa, dopo una cena da amici, probabilmente da un poliziotto che ora si trova in carcere.
Ieri, sabato 13 marzo, una veglia – non autorizzata per le restrizioni vigenti anti Covid e che in serata è sfociata in scontri tra manifestanti e polizia metropolitana – ha commemorato la donna di 33 anni. In un coro che, dalla sua scomparsa, sta puntando l’indice sulle violenze in casa e per strada contro le donne, costrette a vivere sempre e ovunque in difesa.
Ne parliamo qui, oggi, in questa rassegna stampa internazionale (quasi) monografica.
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Il manifesto della campagna britannica che chiede “Vogliamo spazi pubblici sicuri”
“Donne, non uscite di casa da sole”: dopo la scomparsa di Sarah Everard, 33 anni, la polizia londinese ha bussato alle porte di due quartieri della capitale inglese per consigliare alle donne di non girare per le strade di sera. La donna infatti è sparita nel tragitto tra la casa di amici, dove aveva cenato, e la sua abitazione. Un poliziotto di Scotland Yard è stato arrestato e formalmente accusato di sequestro di persona e omicidio (ne ha parlato Tgcom24).
Il corpo senza vita di Sarah è stato trovato nella giornata di venerdì 12 marzo. Il consiglio della polizia metropolitana è stato raccontato dal The Sun e ha scatenato polemiche sui social: perché non si inviano gli uomini a non aggredirci ma si chiede a noi di non uscire da sole?, il tono del dibattito.
Ne ha scritto Elena Tebano su La27imaOra.
Provocatoriamente, il partito dei Verdi inglesi ha proposto un coprifuoco per gli uomini, dopo le 6 di sera. Una boutade che ha centrato il bersaglio e che ha fatto il giro dei media britannici, da Sky al DailyMail al The Guardian che ha titolato: “Arrabbiati all’idea di un coprifuoco per gli uomini? Pensate a tutti i modi in cui alle donne viene detto di adattarsi”. Nell’articolo pubblicato nella sezione The Week in Patriarchy, Arwa Mahdawi ha scritto:
Ragazzi, calmatevi per favore, niente isterismi. Nessuno pensa seriamente che il coprifuoco per gli uomini sia una buona idea. Anche perché quasi una donna su tre nel Regno Unito subisce abusi domestici nel corso della sua vita e le donne hanno molte più probabilità di essere uccise da un partner che da uno sconosciuto, quindi tenere gli uomini in casa dopo le 18:00 non metterebbe le donne al sicuro. Jones stava facendo questa piccola cosa chiamata sottolineare i doppi standard.

 

“Ho imparato sin da piccola a cambiare i miei comportamenti per essere sicura”; “Da quando ho 14 anni ho dovuto convivere con il fatto di tornare da scuola con l’uniforme ed essere molestata”; “Ci chiedono di non pensare agli uomini come a potenziali pericoli ma intanto ci chiedono anche di stare attente agli uomini”: sono alcune delle testimonianze, che chi di noi non conosce, raccontate a BBC che ricorda le abominevoli proporzioni della violenza sulle donne:
Nel Regno Unito praticamente tutte le giovani sono state oggetto di molestie sessuali, secondo un sondaggio di UN Women UK, che avverte che la maggior parte delle donne ha perso la fiducia che l’abuso verrà affrontato.
Tra le donne tra i 18 e i 24 anni, il 97% ha dichiarato di aver subito molestie; se si considerano le donne di tutte le età, l’80% denuncia di essere stata vittima di molestie in luoghi pubblici. “Questa è una crisi dei diritti umani. Non è sufficiente per noi continuare a dire ‘questo è un problema troppo difficile da risolvere per noi’: bisogna affrontarlo adesso”, dice Claire Barnett, direttore esecutivo di UN Women UK.
Venerdì 12 marzo, il The Guardian usciva con in prima pagina le foto di 16 delle 118 donne uccise in Gran Bretagna nel 2020 “per il solo motivo di essere donne”.
Il giorno precedente, una deputata laburista, Jess Phillips, aveva letto in Parlamento tutti i loro nomi. Un rosario laico come quello già recitato nell’Assemblea di Madrid il 23 febbraio scorso.
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A un fatto, reale, di violenza lungo il tragitto verso casa, si riferisce la storia numero 16 della mostra di Libere Sinergie, Com’eri Vestita?
Qui sotto il video realizzato da Michele Ciardulli per Libere Sinergie e Amnesty International Italia, per consentire alla mostra di continuare a girare, nel rispetto delle misure di contenimento del Covid.
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Donne, dunque bersagli

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Uno dei murales di Shamsia Hassani, street artist afghana
Un triste record di donne attiviste assassinate, il titolo di una notizia breve di oggi, domenica su Avvenire che riporta i numeri riferiti dalla Missione Onu in Afghanistan. “Dall’avvio dei colloqui di pace intra-afghani a settembre, però, si è assistito a un’escalation di violenza contro esponenti della società civile, contando il numero più alto di donne uccise dal 2009”, scrive il quotidiano.
Su Vanity Fair un bell’articolo sull’artista Shamsia Hassani, prima artista afghana a dedicarsi alla street art. I suoi disegni sono intensi ed emozionanti.
In Venezuela, nei soli primi due mesi dell’anno le vittime di femminicidio sono state 51! La prima una ragazza di 17 anni. L’anno scorso sono state 256, scrive El Clarín.
La violenza contro le donne è una piaga nei paesi poveri, ha titolato l’Economist. Al quale – sulla base dei fatti che dimostrano che le donne sono bersagli a prescindere da età, istruzione, status sociale ed economico – ci permettiamo di suggerire di finire la frase a piaga.

Stesso lavoro, regole (e paghe) diverse

Il diverso trattamento economico – il gender pay gap – è destinato a rimanere? Se lo chiede la Deutsche Welle in un articolo sulla situazione europea.
In Italia, in settimana il clamore lo ha scatenato la vicenda di Lara Lugli, la pallavolista classe 1980, schiacciatrice di ruolo, che si è vista recapitare una citazione per danni dal suo club, il Volley Pordenone, ora Maniago, per non aver completato nel 2019 la stagione agonistica perché incinta. Della sua storia si sono occupate tutte le testate: su Vanity Fair uno degli articoli.
Una situazione che riguarda tutti gli sport femminili. Lo ha spiegato bene Antonio Cabrini: “È inaccettabile che il calcio femminile, insieme ad altri sport, sia ancora non professionistico – ha detto Cabrini – questo è un ostacolo per le donne. Anche le retribuzioni sono diverse, ed è una situazione inaccettabile. Quando ero il Ct della Nazionale femminile di calcio ho dovuto lasciare a casa ragazze che non sono venute al Mondiale perché dovevano lavorare al bar”.
Dal 2022 dovrebbe cambiare la situazione, almeno nel calcio, grazie a una lenta riforma, come spiega Il Manifesto.

Altre notizie dal mondo

🌎 A Londra un GPS per i colpevoli di violenze sulle donne tornati in libertà: accade a Londra, su decisione del sindaco in collaborazione con un’associazione impegnata in questo campo. Un progetto articolato raccontato dal The Guardian.
🌍 In Siria un percorso per le donne yazide liberate dalla schiavitù sessuale cui erano costrette dagli estremisti dell’Isis e finalmente riunite ai figli che erano state costrette ad abbandonare. Sul NYT. Circa l’abuso come arma di guerra, qui un articolo.
🌍In Italia, San Donato Milanese il primo quartiere totalmente al femminile, sette nuove strade dedicate a donne del passato. Su Il Giorno.
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Fumetto di Silvia Ziche
“Fumetto e femminismi: e noi dove eravamo?” con Trina Robbins (dagli USA) e Silvia Ziche (dall’Italia) moderate dalla scrittrice Susanna Raule.
Inizia il 18 marzo alle 18 il primo di quattro eventi in streaming che portano all’apertura della mostra, prevista a Roma dal 1 giugno, ‘Women in Comics’ curata da Kim Munson e da Trina Robbins. Su Dire tutte le informazioni.
Per le strade di Ivrea, invece, dall’otto marzo si possono vedere i dieci pannelli in ceramica creati dagli studenti del liceo 25 aprile – Felice Faccio in un progetto di sensibilizzazione sulle tante forse di soprusi sulle donne: ogni pannello si richiama agli articoli scritti per “La Sentinella” (giornale del canavesano) da Alice D’Oro, giovane laureanda in giurisprudenza e volontaria presso il centro antiviolenza La Casa delle Donne eporediese.

 

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