Rassegna stampa di Libere Sinergie | 17 gennaio 2021

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17 gennaio 2021

La lotta è solo l’inizio

La lotta è appena cominciata è il titolo di un articolo sull’Argentina dove la fine del 2020 ha visto l’approvazione di un’importante legge che ha tolto l’aborto dalla clandestinità. Le lotte per i diritti delle donne riguardano tanti e tanti altri campi e soprattutto investono l’intera società, ogni società.

 

a cura di Lorella Beretta

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Allora cos’è una poesia, se non un inizio?”
Sono i versi di Amanda Gorman, la giovanissima poetessa statunitense, 22 anni, che alla Cerimonia di inaugurazione della nuova presidenza Biden, il 20 gennaio, farà un intervento di 5 minuti molto atteso.
Ne ha scritto Cosmopolitan.
In Cina, scrive l’Economist a inizio anno, molti aspetti del sistema favoriscono gli uomini, a cominciare dalle questioni familiari e lavorative. “In Cina il movimento #MeToo non è finito”, il titolo dell’articolo tradotto da Internazionale.
Il Post invece riporta una panoramica esaustiva delle conquiste femminili del 2020, in tutto il mondo: dal divieto delle mutilazioni genitali in Sudan agli assorbenti gratuiti in Scozia e a quelli detassati in Gran Bretagna, alle leggi sull’aborto in Argentina, Polonia, Irlanda del Nord e Nuova Zelanda. Alla lotta delle donne curde. A questo proposito, da leggere l’articolo di Marta Serafini su Il Corriere della Sera sull’ex deputata curda condannata a 22 anni di carcere in Turchia.
Delle complessità della Turchia, proprio a partire dal doppio sguardo di due donne, racconta con delicatezza e precisione una mini serie tv targata Netflix: Bir Başkadır. La serie, nota anche come Ethos, ha ricevuto critiche piene di entusiasmo: un saggio su Repubblica e su Linkiesta.
“Disparità di genere nelle università italiane: c’è ancora molto da fare”, il titolo allarmato e allarmante dell’articolo pubblicato da Scienza in Rete, corredato di dati appena pubblicati che in effetti positivi non sono.
Le lotte da fare sono anche quelle delle parole che vengono usate, ancora oggi, quando si parla di donne. E quindi, per esempio, anche di quelle che usano i media. Un monitoraggio mensile lo fa GiULia, le rete indipendente di giornaliste, nella rubrica Rassegna sui generis.

Lavoro, contro le molestie

1 donna su 10 ha subito molestie sul lavoro, dicono i dati Istat. Il 2021 in Italia è iniziato anche con la ratifica della Convenzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro n. 190 sull’eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro. Ovviamente ora l’Italia dovrà recepire le indicazioni contenute nella Convenzione in una legge articolata e ben ponderata.
Riproponiamo anche una notizia utile, e buona, con la quale avevamo chiuso l’anno passato, ricordando che sono state rifinanziate con 1 milione di euro le assunzioni a tempo indeterminato di donne vittime di violenza da parte di cooperative sociali: i datori di lavoro potranno continuare a fruire nel 2021 della decontribuzione introdotta dalla legge di Bilancio 2018. Una decisione contenuta nell’emendamento al decreto legge ristori. Ne ha scritto il Sole 24 ore.

Lavoro, quello a rischio per la pandemia

Giovani e donne. Sono le due categorie che più stanno scontando la crisi economica in termini di posto di lavoro. In tutto il mondo. A inizio anno, l’allarme lo ha lanciato il CNEL, parlando di “situazione esplosiva”. Gli articoli di Agi, Sole 24 ore, Corriere della Sera.
I numeri degli Stati Uniti sono altissimi: le donne che a fine anno si sono ritrovate senza lavoro sono state 5milioni e 400mila contro i 4milioni e 400mila uomini. Come raccontato da CNN e da Forbes, tra gli altri. In India i programmi di empowerment femminile hanno subito una brusca frenata per colpa del coronavirus. In Messico, tra gli ultimi Paesi al mondo per opportunità lavorative per le donne, la condizione femminile peggiora ulteriormente.
In inglese si chiama Shecession, la She-recession. A coniare il termine la presidente dell’Institute for Women’s Policy Research, C. Nicole Mason, qui sul britannico The Guardian dove esprime la sua paura per una sottovalutazione degli investimenti nei settori che vedono principalmente impiegata manodopera femminile.
«Perché prevedo che i piani di ripresa davvero grandi e robusti che arriveranno si concentreranno sulla creazione di posti di lavoro dicendo “Costruiremo strade, pannelli solari”, mentre abbiamo bisogno di infrastrutture come l’assistenza, non infrastrutture come le strade. Va bene ripartire in quei settori ma dobbiamo anche concentrarci sulle persone che sono state maggiormente colpite da questa recessione economica».

 

E se non sono chiari i meccanismi per i quali le donne sono le prime vittime della recessione economia virale in corso, in aiuto arriva Vox con una serie di vignette molto molto semplici ed esplicative, anche per chi no sappia l’inglese.
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Era il 1555 quando Sofonisba Anguissola dipingeva le donne della sua famiglia intente a giocare a scacchi. La serie di Netflix, La Regina degli Scacchi, ha riacceso l’attenzione su questa pittrice che, assieme a tante altre, compone la bella mostra prevista a Palazzo Reale di Milano dal 5 febbraio al 6 giugno. Oltre 150 lavori riuniti sotto il titolo Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra il ‘500 e il ‘600.
Al momento, in ottemperanza alle norme anti Covid, Palazzo Reale rimane chiuso e si attende di sapere come e quando potrà riaprire e cosa ne sarà della mostra che si compone di 150 opere prestate da vari musei italiani. «Incredibile come una mostra intelligente possa ridefinire lo status della donna in un determinato periodo storico», ha scritto Ferdinando Creta in un articolo purtroppo solo cartaceo (su Il Sannio) e di cui quindi non possiamo mettere qui il link. «Alcune si affermano presso le grandi corti internazionali, altre meno, tutte comunque, forti negli ideali e nei diversi stili di vita, nell’esprimersi con indiscussa decisione, impongono una più attenta riflessione su un’epoca in cui essere donne-artiste non è solo una sfida professionale ma anche e soprattutto sociale».
Online se ne può leggere su Finestra sull’Arte e ArtTribune

Ursula Hirschmann, Marisa Rodano: le donne e la Storia d’Europa

Madre fondatrice degli Stati Uniti d’Europa: si celebra in questi giorni il trentennale della scomparsa di Ursula Hirschmann. Qui un ricordo sul Corriere della Sera. Una figura, la sua, poco nota quanto invece fondamentale nella costruzione di un’Europa unita e, prima ancora, nella Resistenza. E sempre nella sua vita per le donne. Donne che invitata a dimenticare le reciproche diffidenze e a lottare insieme:
[…] esse devono superare un altro ostacolo sulla strada della loro battaglia. Per loro infatti, […] le donne devono cominciare prima a liberarsi delle loro catene individuali (la lotta per l’aborto, per la parità salariale, ecc.) e in ‘seguito’ occuparsi di politica […]. Le donne devono, al contrario, battersi su tutti i fronti […]. La battaglia per l’unificazione politica dell’Europa può essere una tappa importante ed esemplare per le donne […]. Le donne dovranno cominciare a considerare l’Europa come una città in formazione, suscettibile di prendere l’impronta che gli si darà.

 

Trasversalmente, di Hirschmann ha scritto anche Adriano Sofri nella sua rubrica Piccola Posta, su Il Foglio, nell’articolo Il mestiere dell’ombra dedicato al mestiere del traduttore. Articolo in cui Sofri parla di Renata Colorni, figlia di Ursula Hirschmann e di Eugenio Colorni, nota e apprezzata traduttrice.
In questi stessi giorni si sono invece festeggiati i 100 anni di Marisa Rodano, partigiana antifascista e militante in perenne lotta per i diritti delle donne. Ne hanno scritto DiLei, Repubblica, Ansa.

Donna, detenuta, mamma

Donne, detenute, mamme: le donne nelle carceri italiane sono una percentuale bassa, quasi il 5% della popolazione carceraria, e anche per questo molte delle loro esigenze sono spesso ignorate. Tra di esse quelle delle madri e, soprattutto, dei loro figli, bambini costretti a crescere dietro le sbarre. Il rapporto di Antigone lo denuncia da tempo. La legge del 2011 pensata per risolvere questa profonda ferita ha invece peggiorato la situazione. Tante le associazioni che premono per la sua modifica, come scritto da Osservatorio Diritti a inizio 2021.
Su l’Espresso, invece, il lucido racconto delle storie drammatiche dalle carceri in Etiopia.
le autrici delle voci di Wikipedia sono solo il 10%. E che le pagine biografiche dedicate alle donne non raggiungono il 20%.
Il 15 gennaio l’enciclopedia libera in rete ha festeggiato i suoi primi 20 anni e ha promesso di aumentare i contributi femminili.
Ateliers femmes et féminisme lotta e lavora per superare gli stereotipi di genere su Wikipedia.
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