Rassegna stampa di Libere Sinergie | 21 marzo 2021

 

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21 marzo 2021

Attaccare i diritti delle donne

[per attaccare i diritti di tutti]

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Anche se siamo in catene diverse, io non sarò libera fino a quando tutte le donne non saranno libere!

In Turchia

A Istanbul, e in altre città della Turchia, la risposta delle donne turche è stata spontanea, immediata, incontenibile: ieri pomeriggio sono scese in piazza, dopo nemmeno 24 ore dalla decisione del presidente Erdogan di ritirarsi dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, lo stupro coniugale e le mutilazioni genitali femminili. Si tratta dell’accordo internazionale promosso dal Consiglio d’Europa nel 2011 ed entrato in vigore nel 2014. L’accordo è noto come Convenzione di Istanbul perché fu ratificato nella città turca e la Turchia fu il primo paese a firmarlo.
Il vicepresidente turco, Fiat Oktay, ha detto che il governo turco è “sinceramente” impegnato nel portare la reputazione e la dignità delle donne “al livello che meritano“, ma “non è necessario cercare rimedi esterni o imitare gli altri per questo obiettivo fondamentale. La soluzione invece è nelle nostre tradizioni e costumi, in noi stessi”. Per i conservatori alla guida del Paese, la Convenzione minerebbe l’istituzione famigliare, promuovendo il divorzio. Su Il Giorno un focus su queste accuse.
Il ministro della Famiglia, del Lavoro e dei Servizi sociali, Zehra Zumrut Selcuk, ha affermato in un tweet che la Costituzione è la “garanzia dei diritti delle donne”, sostenendo che “la violenza contro le donne è un crimine contro l’umanità e combattere questo crimine è una questione di diritti umani. Ciò che conta davvero sono i principi”.
La scrittrice Elif Safak ha bollato il ritiro dalla Convenzione come «una dichiarazione di guerra alle donne». I dati ufficiali parlano di almeno 300 vittime di femminicidio solo l’anno scorso, nel Paese.
La Segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejcinovic Buric, ha definito la mossa turca «una notizia devastante». Una decisione che segna “un’enorme battuta di arresto” per le iniziative internazionali a tutela di donne e ragazze dalla violenza “che affrontano ogni giorno nelle nostre società”, “tanto più deplorevole perché compromette la protezione delle donne in Turchia, in tutta Europa e oltre”, ha rimarcato Buric.
Fidan Ataselim, leader di Noi Fermeremo il Femminicidio, ha chiesto un passo indietro e l’applicazione effettiva della Convenzione che, a suo dire, non è mai avvenuta davvero. Sul suo profilo Twitter alcuni momenti delle manifestazioni di ieri.
«Come donne ci rifiutiamo perfino di mettere in discussione la Convenzione di Istanbul, figuriamoci di cancellarla. E non accettiamo che lo Stato venga meno ai propri obblighi», un passaggio dell’appello di Mor Cati Woman’s Shelter Foundation, un’organizzazione femminista turca fondata nel 1990 ed impegnata sui diritti umani e sulle libertà delle donne.

In Egitto

L’ultimo segnale della repressione in atto in Egitto contro ogni forma di contestazione è arrivato il 17 marzo, con la condanna di Sanaa Seif, 27 anni: il fratello in carcere a Tora, la famiglia storicamente impegnata a sinistra nella lotta per i diritti umani, ufficialmente lei è stata condannata per aver diffuso false notizie in merito ad alcuni commenti sulla situazione pandemica in Egitto. Era stata arrestata lo scorso giugno davanti alla sede della Procura generale dove si trovava con la madre, la sorella e altre donne alle quali era impedito di fare visita ai parenti detenuti: denunciavano il clima di repressione anche nei loro confronti. All’improvviso un furgone senza targa è arrivato e ha portato via Sanaa Seif, scomparsa per alcuni giorni prima di ricomparire nelle patrie galere. Per chiedere la sua liberazione nei mesi scorsi era partita una campagna lanciata da Amnesty International a cui avevano aderito numerose figure internazionali, da Noam Chomsky a Ken Loach a Arundhati Roy.
La storia di Sanaa Seif è stata raccontata in tutti i dettagli da Left.

In Gran Bretagna

«Basta silenzi, una sorellanza globale per cambiare»: Elif Shafak, scrittrice di origini turche residente a Londra, lo ripete sul Corriere della Sera. La Gran Bretagna è ancora scossa, a una settimana dal ritrovamento del corpo di Sarah Everard, uccisa da un poliziotto una sera mentre rientrava a casa dopo una cena da amici. Il movimento che reclama per le donne il diritto di stare in luoghi pubblici senza dover vivere nella paura di aggressioni ha ripreso voce subito dopo la notizia della scomparsa della donna. Ne avevamo parlato nella rassegna stampa Libere Stampe della scorsa settimana.
Manifestazioni, tam tam sui social, prese di posizione e di coraggio che hanno dato il via a dichiarare le violenze subite ma taciute.
Sarah Gee, 75 anni: «È ora di parlare». Fiona Carey, 55 anni: «Sono così arrabbiata che a 35 anni dalla mia prima marcia di Reclaim The Night devo ancora preoccuparmi per le mie figlie e i loro amici». Queste e altre testimonianze sono state raccolte dal The Guardian nell’articolo dal titolo “Sono stata in silenzio troppo a lungo“.
Il fatto che imputato sia un poliziotto ha aperto anche uno squarcio sulle denunce e sui casi nei confronti di agenti della polizia metropolitana. Ancora sul The Guardian si trova un articolo che racconta dei 119 casi accolti su 600 denunce. Tra questi, scrive il quotidiano britannico, “un ufficiale che è stato licenziato dopo aver fatto sesso con una vittima di stupro”.
Tuttavia The Intercept lancia un avvertimento serio: fare attenzione che la (sacrosanta) discussione sul “pericolo esterno” (quello in strada) non oscuri la violenza domestica. “È accertato che la violenza sessuale e di genere è endemica per le forze dell’ordine sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito, inserita in un sistema di squilibri di potere straordinari e impunità”, si legge nell’articolo che poi prosegue: “gli attacchi da parte di uomini sconosciuti, in spazi pubblici, sono estremamente rari rispetto alla violenza commessa da un partner o da un familiare”. Da leggere.

In Italia

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“L’attenzione è sempre sui bracciantimigranti e uomini. Invece ci sono tante donne italiane che vivono la stessa situazione di sfruttamento, che oltre all’orario di lavoro sfiancante e alla paga ingiusta devono subire le avance sessuali dei padroni e dei caporali”. Questa frase Lucia Pompigna l’aveva detta un anno fa a Osservatorio Diritti che, come in quei giorni altre testate, avevano raccontato la sua storia di lavoratrice senza diritti nei campi agricoli d’Italia, al Sud come nel Nord. In quei giorni, in cui veniva assunta regolarmente grazie alla battaglia sindacale di Yvan Sagnet, la sua testimonianza venne raccolta da numerose altre testate, da Repubblica a Striscia rossa. Vanity Fair, in edicola questa settimana, l’ha intervistata:
Io non voglio essere un attrezzo di lavoro, usato e riposto. Io sono una persona.
Le storie delle donne vittime del caporalato e delle molestie nei campi le ha raccontate Stefania Prandi nel suo reportage fotografico, diventato anche un libro dal titolo “Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo” edito da SetteNove. Un’inchiesta tra le raccoglitrici di frutta e verdura in Italia, Spagna e Marocco. In questo breve video su Youtube ne parla direttamente lei.
In un’intervista su Femminismo rivoluzionario, Prandi ha detto:
Credo che già un primo passo, per chi è interessato a capire le condizioni di chi raccoglie e impacchetta la verdura che arriva sulle nostre tavole, sia quello di rendersi conto di come stanno le cose. Il passo successivo è fare in modo che si crei un’opinione pubblica per un cambiamento concreto. Siamo molto lontane dalla soluzione al problema, mancano ancora gli strumenti per risolverlo.

In Libano

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“Beyrouth femme résiliente”, Beirut donna resiliente, il titolo della foto di Charbel Torbey che ha vinto il concorso collegato all’edizione della settimana mondiale francofona.
“Questa donna in piedi è una testimonianza della determinazione delle donne ad affrontare e andare sempre avanti nella vita nonostante le avversità. La vita delle donne è come la capitale libanese, vittima di violenze distruttive. Ma anche le donne, come la città, stanno mostrando resilienza e si stanno riprendendo gli ostacoli, qui simboleggiati dai detriti dell’esplosione del 4 agosto 2020, sul porto di Beirut, che ha devastato la città “, ha spiegato il vincitore.
La 26a edizione della “Settimana della lingua e della francofonia francese” che celebra la lingua francese in Francia e all’estero, conclusasi ieri, quest’anno era dedicata al ruolo delle donne “che combattono quotidianamente, soprattutto durante questa crisi sanitaria senza precedenti”.

Nel mondo

🌍 Etiopia. Non si ferma la tragedia umanitaria, non ha fine la violenza nel Tigray. “Incalcolabile il numero delle donne stuprate, come sfregio supremo, con dettagli raccapriccianti, da parte dei militari invasori”, scrive Andrea Gaiardoni sul blog d’informazione dell’Università di Padova. Come conferma l’inviato di Avvenire, ed esperto di Corno d’Africa, Paolo Lambruschi in questo articolo. “Tigray, lo stupro come rappresaglia”, l’articolo sul Il fatto quotidiano oggi in edicola.
Dall’UNICEF l’allarme drammatico per i bambini.
🌎 Francia, fissata l’età del consenso a 15 anni. La decisione segue il dibattito suscitato nelle ultime settimane dalla denuncia di incesto da parte di Camille Kouchner, ma anche da una serie di casi in cui uomini adulti avevano giustificato relazioni sessuali con persone giovanissime sostenendo la loro consapevolezza.
Una decisione riportata da poche testate in Italia. I dettagli su Euronews. In francese su FranceInfo.
🌍 Cina. Le madri single in una zona grigia, senza diritti né sostegni concreti, dai benefici pubblici al congedo di maternità retribuito alla copertura dell’esame prenatale. La politica cinese di pianificazione familiare non proibisce esplicitamente alle donne non sposate di avere figli, ma afferma che “lo stato incoraggia marito e moglie ad avere due figli”, spiega l’Associated Press in questo articolo.

Distanti ma connessi | Eventi online

📺 Registe dal mondo. Il XXX Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina di Milano, fino al 28 marzo 2021 sono previsti 50 film, incontri e dibattiti (alcuni gratuiti, altri in abbonamento). Novità di quest’anno è la sezione Donne sull’orlo di cambiare il mondo dedicata a cinque registe esordienti attente alla condizione delle donne dei Paesi d’origine. Le registe saranno presenti alla tavola rotonda di sabato 27 marzo per dialogare su come le cineaste stiano cambiando la visione del mondo.
Tutta al femminile, infine, la giuria che valuterà i dieci lungometraggi in prima visione nazionale della sezione Finestre sul mondo.
Osservatorio Diritti quest’anno è partner del Festival: sul sito tutte le informazioni a proposito del ricco programma.
📺 Oggi è la Giornata mondiale della poesia. E Alda Merini avrebbe compiuto 90 anni. Alla poetessa milanese e dedicato un evento speciale, previsto dal vivo sui suoi amatissimi Navigli ma trasferito online per effetto delle misure di contenimento della pandemia. Ma comunque un appuntamento per celebrare lei e la poesia. Su ArtTribune e Ansa tutte le info e sulle pagine Facebook e Instagram.
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