Rassegna stampa di Libere Sinergie | 28 marzo 2021

Pink and Cream Cupcakes For Mothers Twitter Header (5)
28 marzo 2021

Coperte. Chiuse. Mute.

Mi dissero: “Sei una donna selvaggia e pericolosa.”

“Sto dicendo la verità. E la verità è selvaggia e pericolosa “

~ Nawal El Saadawi ~

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“Una donna nuda che parla è scandalosa, una donna velata che parla è pericolosa, una donna violentata che parla è troppo tardi. Che il progetto globale voglia che le donne tacciano?”. La domanda sorge spontanea, si potrebbe dire. In silenzio, in casa, coperte: insomma, che non diano fastidio agli uomini. Che non li provochino. Quante volte lo abbiamo dovuto leggere tra le righe, neppure troppo nascosto? Partiamo da questa incredibile vicenda avvenuta in Afghanistan, ma non tanto lontana da noi.

▪︎ O il lavoro o la vita: giornaliste vittime dell’odio maschio

Una stazione televisiva nella città afghana di Jalalabad ha mandato a casa tutto il proprio personale femminile per motivi di sicurezza – di sicurezza delle donne – dopo che negli ultimi mesi quattro giovani dipendenti sono state uccise. La notizia l’ha data BBC. Le donne , scrive la testata inglese, costituiscono un gran numero di persone uccise in una micidiale campagna di attacchi mirati alla società civile in Afghanistan da parte di gruppi estremisti contrari al fatto che lavorino fuori casa.
Ma su questo non ci sono grandi differenze in tutto il mondo. La mentalità è la stessa ovunque, cambiano magari le forme in cui si esprime, ma il retropensiero è comune.
“Ho paura di aprire twitter”, titola VanityFair US questa settimana. Scrive Charlotte Klein:
«Nessun giornalista è al di sopra delle critiche. Ma ciò che le giornaliste mi hanno descritto va oltre il controllo legittimo di un titolo o del racconto di una storia; quello che mi hanno raccontato entra nelle loro vite sessuali, nelle loro famiglie e in altri argomenti non correlati al loro lavoro, un livello selvaggiamente sproporzionato di respingimento per qualsiasi reato giornalistico percepito”.

 

Una delle giornaliste intervistate per questa inchiesta, spiega:
«Anche le organizzazioni mediatiche più aperte sono ancora gestite da uomini che non comprendono fondamentalmente la natura misogina di questi attacchi».
“Le molestie online nei confronti delle giornaliste donne sono reali ed è sempre più difficile da sopportare” il titolo dell’articolo del Washington Post che racconta alcuni dei tanti casi e tra di essi quello di Taylor Lorenz, firma del NYT: quando ha rivelato su Twitter la campagna contro di lei e ha poi sollecitato i suoi followers a sostenere le donne “che affrontano tali attacchi”, invece che mettere fine a questa brutta vicenda ha dato il via a un secondo round. Tucker Carlson, una delle conduttrici di Fox Tv, il seguitissimo canale conservatore americano, l’ha attaccata ancora, l’ha definita “una narcisista profondamente infelice”, “la più privilegiata della nostra società che finge di essere oppressa”.
A Margaret Sullivan che sigla il pezzo del WP, Elisa Lees Muñoz, direttrice esecutiva della International Women’s Media Foundation, ha detto che lo scopo ha
«il chiaro obiettivo di mettere a tacere le voci delle donne negli spazi pubblici».

 

Ne ha scritto anche Repubblica che cita anche il libro di Paola Rizzi e Silvia Garambois, che avevamo già segnalato, “Stai zitta, giornalista!”. Le analisi di esperti del settore si arricchiscono dei dati dell’hate speech online, fenomeno dilagante, e delle testimonianze dirette delle croniste italiane prese di mira in questi anni, da Angela Capponnetto a Monica Napoli a Marianna Aprile, fino alla vicenda del Giornale di Brescia che, diretto da una donna, ha deciso di chiudere il proprio account su Facebook per la mole di lavoro che comportava nel moderare i commenti di odio. Su Il Messaggero un articolo sul libro.

▪︎ GB: 6mila denunce di abusi sessuali. Il dopo Everard

Non si ferma la slavina partita in Gran Bretagna come reazione all’omicidio di Sarah Everard a Londra, mentre tornava a casa da una cena da amici. Per quell’omicidio, ricordiamolo, si trova in carcere un poliziotto.
Nell’intento di mostrare una rinnovata attenzione, la polizia metropolitana ha ora selezionato una serie di casi segnalati sul sito The Everyone’s Invited fondato nel 2020 Soma Sara, 22 anni, per sradicare la “cultura dello stupro” dalle scuole e non solo: al centro delle denunce ci sono le scuole private e questa settimana sono state sospese le lezioni alla Highgate School, nota scuola privata londinese, dopo la pubblicazione online di un dossier con oltre 200 testimonianze di studenti ed ex che accusano di aver subito abusi.
In tutto sono 6.000 le denunce sul sito. Su BBC un articolo sulla questione (in)sicurezza nelle scuole pubbliche e private britanniche.

▪︎ Non ci si raccapezzola ancora

A petto nudo. Per gli uomini è normale stare in una giornata di sole nel parco urbano a rincorrere un pallone, a petto nudo. O camminare sul bagnasciuga, pedalare per le strade di paesi e città. O affacciarsi a petto nudo al balcone. Le donne fanno scandalo, come sappiamo, anche quando allattano in pubblico. A questo proposito, proprio questa settimana Montecitorio ha concesso per le deputate mamme una stanza dove allattare: tutto parte dalla richiesta avanzata da una parlamentare cinquestelle di poter allattare in aula. Ne ha scritto Elle.
Non va meglio negli Stati Uniti dove uno spot (molto bello) di Freda Mom, che vende prodotti per aiutare le neo mamme con la cura personale dopo il parto, ha subito la censura sulla ABC per “nudità parziale”, come ha raccontato CNN. Il motivo sta nella carrellata di donne alle prese con l’allattamento, annessi e connessi mostrando al pubblico cosa accade realmente alle neo mamme. Il video comunque ha avuto spazio durante i Golden Globes. In inglese due degli articoli che ne hanno parlato, su Insider e NYT. E in italiano su Il Messaggero.
Invece a Bologna è successo che sui muri siano comparsi i manifesti #tettefuori di Cheap, progetto collettivo di arte pubblica nato nel 2013 e gestito da quattro donne: ma subito dopo la pubblicazione delle foto su Facebook, il social ha rimosso il post e ha bloccato l’account per 24 ore! Ne hanno scritto Pasionaria e Il Resto del Carlino.
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▪︎ Il cyberbullismo nelle istituzioni

La vicenda, per fortuna, si è conclusa bene, ieri sera. Pasquale Vespa non è più il segretario di Rossano Sasso, sottosegretario leghista all’Istruzione, che per due giorni aveva attuato una difesa a tutto campo ma che ha poi dovuto cedere alle pressioni del proprio superiore. Infatti, benché per questo tipo di nomine i sottosegretari abbiano una propria autonomia, è intervenuto alla fine il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: Lucia Azzolina, che lo aveva preceduto al dicastero di Viale Trastevere, appena saputo dell’assunzione di Vespa aveva reso pubblico il procedimento penale nei suoi confronti “per diffamazione reiterata a mezzo stampa e minacce gravi”. Open ha seguito la vicenda con attenzione sin dall’inizio. Qui l’antefatto.
Nella foto sopra, un post di Vespa contro Azzolina. Altri dicevano: “Le mele rosse sono sempre avvelenate…ma noi ti sbucceremo” o “Si sta scavando la fossa e noi la atterreremo”.

▪︎ Donne ribelli

Ma i miei erano tempi migliori. Quando veniva alla luce una bambina non le si faceva niente. Semplicemente la vita si fermava, semplicemente la gente era triste.
Nawal al Sa’dawi, Una figlia di Iside
È morta a 89 anni Nawal al Sa’dawi, psichiatra e prolifica scrittrice, femminista lottatrice per i diritti delle donne: con la sua forza ha rivoluzionato le discussioni sul genere nel mondo arabo e non solo. Il primo saggio, 1972, intitolato “Donne e sesso”, indusse alle dimissioni il ministro della Sanità. Impossibile riassumere in questo spazio la sua figura. “Un’avanguardia per il femminismo“, ha titolato Nigrizia. “La penna ribelle e femminista del mondo arabo“, Repubblica. “Una vita in lotta contro il patriarcato, l’estremismo religioso e le violenze contro le donne“, Le Monde. “In lotta contro poligamia e velo“, il Fatto Quotidiano.
Altri bei ricordi su RadioBullet, su Il Manifesto.
La sua vita anche alla voce specifica su l’Enciclopedia delle Donne.
📺 Nasibe, iraniana che combatte l’obbligo del velo; Baak, la moglie del più noto prigioniero politico in Turchia, Selahattin Demirta, Sema e Rana, custodi della memoria del genocidio yazida, Noor e Melis, protagoniste delle proteste studentesche di Baghdad e Istanbul: sei donne, anche loro donne ribelli, diverse per vissuto personale ed estrazione sociale, accomunate dalla ribellione alle violenze subite.
A Speciale Tg1, in onda questa sera, domenica 28 marzo, alle 23.10 su Rai1, Lucia Goracci dà loro per un racconto della lotta infinita per la conquista di diritti universali. I loro diritti. I nostri.
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Julia Landauer è una pilota NASCAR professionista americana e speaker motivazionale. Corre nella EuroNASCAR che si svolge appunto di Europa. Quello delle corse automobilistiche è un mondo assolutamente maschile, anche se un “processo di femminilizzazione” è in atto, dice FranceInfo. Qui sul podio mentre riceve un premio da due “trophy girls”: nel tweet ha presentato la mozione per avere anche “trophy boys”.
Anche la Ferrari sta schiacciando l’acceleratore sull’automobilismo femminile, scrive TuttoSport.
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