Rassegna stampa di Libere Sinergie | 31 gennaio 2021

 

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31 gennaio 2021

A quando la fine della tragedia?

❝ Impara il mio nome e ricordalo: quando potremo dire finita questa tragedia? ❞

~ Canzone cinese sulle vittime di violenza domestica ~

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La cantante Tan Weiwei è una popstar che con la forza della sua popolarità sta scatenando il dibattito nell’opinione pubblica cinese su un argomento considerato poco adatto a discussioni aperte, alla luce del sole. La canzone si chiama Xiao Juan.
Xiao Juan è l’equivalente del Jane Doe usato negli Stati Uniti per indicare le vittime senza nome della violenza domestica. Milioni le visualizzazioni del video musicale sullo youtube cinese Bilibili e su altri siti. Il testo ripercorre una serie di crimini: “dal letto nuziale al letto del fiume” si riferisce ai resti del corpo di una donna trovati in una fossa settica; “riponi il mio corpo in una valigia e mettilo in un frigorifero sul balcone” racconta di un caso che nel 2016 si svolse proprio così, di una moglie uccisa e dal marito fatta a pezzi poi conservati nel frigorifero di casa per 100 giorni. Una canzone che ha fatto emergere molti racconti di violenze in tutte le generazioni.
«Non è coraggio ma solo senso di responsabilità», il commento della cantante alle tante lodi per il suo lavoro. E poi ha proseguito:
«Per molte Xiao Juan ciò che era nascosto non erano solo i loro nomi, non solo le loro sofferenze, ma anche la loro dignità di esseri umani, le gioie e i dolori nelle loro vite, il loro desiderio e desiderio di amore».

 

Ne ha scritto IlPost.it

Covid e violenza domestica: due pandemie, due misure

La settimana si è chiusa con l’inaugurazione dell’anno giudiziario, prima alla Corte di cassazione e, il giorno successivo, nelle diverse Corti d’appello di tutti i distretti giudiziari italiani. In tutte le relazioni particolare attenzione – e allarme – è stato dato alle violenze domestiche, agli omicidi in famiglia di donne e dei figli.
Il procuratore generale di Cassazione Giovanni Salvi segnala come l’Italia abbia il «minor tasso di omicidi del mondo, ma preoccupa la violenza di genere» e «un silenzioso aumento dei maltrattamenti in famiglia verso minori e più in generale l’incremento di situazioni concernenti minori maltrattati o abbandonati».

 

Argomento che non ha meritato troppi titoli e nemmeno troppo approfondimento nelle cronache nazionali, mentre più spazio ai dati sui territori è stato dato dai media locali.
“Italia tra i Paesi con meno omicidi al mondo, ma i femminicidi non calano”, ha titolato HuffPost, tra i pochi a dedicare un intero articolo alla profonda ferita che unisce ogni angolo del mondo; “Femminicidi, effetto pandemia: lockdown in casa con l’aguzzino”, il Giorno; “Violenza e maltrattamenti: l’allarme della Cassazione”, Avvenire.
In settimana due femminicidi hanno colpito tuttavia l’attenzione: quello di Roberta Siragusa, 17 anni, a Caccamo, Sicilia, e quello di Teodora Casasanta e del piccolo Ludovico, 5 anni, a Carmagnola, Piemonte, uccisi dal marito e padre dopo aver scritto una lettera di cui parla Fanpage.it
Per la morte della giovanissima Roberta è stato arrestato il fidanzato, Pietro Morreale, 19 anno. “Roberta voleva lasciare Pietro ma aveva paura”, il titolo del quotidiano La Sicilia.
“Roberta Siragusa, i lividi, l’isolamento e le liti della 17enne morta a Caccamo con la testa rasata”: domenica 31 gennaio Il Corriere della Sera ha un pezzo di cronaca a firma di Giusi Fasano che delle violenze sulle donne si occupa da anni, con rigore e professionalità. Che scrive:
«il preteso dominio di lui, l’isolamento crescente di lei, i segnali sottovalutati dalle famiglie, la violenza scambiata per conflitto, il possesso scambiato per amore, quella «fortissima gelosia» di cui scrive il giudice per ricostruire i fatti. Un classico — diciamo così — delle storie di donne ammazzate che abbiamo raccontato tante, troppe volte.
“Come fermare una lunga scia di morte”, scrive LiveSicilia riportando le opinioni delle persone che si occupano nell’isola di violenza di genere.
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Ragazza bionda. Sono le parole usate da un assessore regionale della Campania, oltre che ex Prefetto, nei confronti di una collega della giunta comunale. Una brutta pagina raccontata da Dire e da Repubblica.
Puttane da quattro soldi che se ne stanno a casa. Sono alcuni dei passaggi di una canzone in lingua tedesca, a suon di rap, pubblicata dall’associazione sudtirolese degli Schützen. Il video ora è stato ritirato ma le polemiche accese, come non capire, continuano. Come racconta Il Dolomiti.

I soliti stereotipi di genere e come combatterli

Il caso più clamoroso arriva dalla Gran Bretagna dove il governo alla fine ha ritirato una campagna di comunicazione sul Covid-19 accusata di sessismo.
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Queste le vignette incriminate della campagna che invita la popolazione a “stare a casa per salvare vite”. Le donne stirano, accudiscono i bambini, studiano con i figli e, assieme alle figlie femmine, si occupano delle pulizie di casa. L’unico uomo che compare sta sul divano con la famiglia, nel momento di relax. Ne ha scritto BBC.
Insomma, stessa rappresentazione di certi libri di scuola italiani. L’ultima polemica pochi giorni fa: ne ha scritto Repubblica.

Le piazze della Polonia e altre notizie

🌎 Come sappiamo, in Polonia, con l’entrata in vigore della legge che vieta l’aborto con pochissime ed estreme eccezioni, sono scese nelle piazza migliaia di donne. Le manifestazioni stanno durando ormai da giorni, e notti. Reportage e testimonianze su Euronews, Il Fatto, tra gli altri.
Di aborto si continua a parlare anche in Italia per la decisione delle Marche sulla somministrazione della RU486: per un consigliere regionale di Fratelli d’Italia, in maggioranza, una decisione per impedire quella che definisce la “sostituzione etnica in atto“. Lo ha smentito una sua collega, ma il provvedimento rimane. Scioccanti anche la parole arrivate da un giovane prete siciliano, da Marsala, che ha paragonato l’aborto all’Olocausto, proprio nel giorno della Memoria, il 27 gennaio.
🌍 A Monteu da Po (Torino) continuerà a governare l’attuale giunta tutta femminile: il Tar ha respinto il ricorso dell’unico consigliere uomo che si era appellato alla legge sulla parità di genere. Lo ha fatto per vizio di forma ma poi nella sentenza si legge anche che la normativa si applica ai comuni con oltre 3 mila abitanti, mentre i montuesi sono solo 805. Ma soprattutto la verità è che la sindaca, Elisa Ghioni, aveva offerto alcuni posti anche a uomini ma nessuno di loro ha accettato. Purtroppo online non se ne trova notizia: unico trafiletto sulle cronache cartacee de La Stampa del 28 gennaio.
Io posso, un video contest per raccontare come liberarsi dalla violenza: lo lancia D.i.Re tra i 18-30 enni. Scadenza 31 marzo. Qui il bando.
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