«È la terza volta che assisto a questo spettacolo e ogni volta è interessante perché ci fa vedere cose che a volte anche noi non riusciamo a cogliere». Così il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, alla rappresentazione di “Tanto a me non capita” alla Centrale dell’Acqua, in piazza Diocleziano, il 4 dicembre. Un messa in scena resa possibile dalla disponibilità di MM SpA, proprietaria dello stabile. Grazie a Elio Franzini, presidente della società, che ha introdotto la serata e a Pietro Raitano, responsabile eventi. 

“Tanto a me non capita” è un testo sulla violenza psicologica, sulle tante forme di violenze psicologiche, difficili da identificare, codificare, nominare, affrontare. Ma cos’è la violenza psicologica, nella cultura condivisa? Lo spiega, a un certo punto, Rina: «Dize che è quando lui ti tratta male, ti fa delle offese, delle umiliazioni, ti comanda a bacchetta. Roba così. Niente di grave. Una roba moderna. Una volta si chiamava matrimonio». Che poi, parlando con la sua amica Rossana, aggiunge: «T’ha rotto un braccio?, t’ha fatto un occhio nero? Non mi pare. Dize ma no! Mi dize brutt parole, mi umilia. E io chissà che mi credevo!!!».
Perché in fin dei conti «Le parole non fanno mica lividi».

Lo spettacolo è diviso in cinque sketch, più alcune incursioni, che rappresentano diversi tipi di violenza: la dipendenza economica; l’isolamento sociale; il disprezzo intenzionale; le aggressioni verbali continue, sia soffiate sia urlate; le offese e le umiliazioni per soffocare l’autostima, la paura di reazioni non prevedibili. La violenza assistita, quella che vedono e subiscono i figli. 

Il testo è stato scritto da Annamaria Versienti con la collaborazione di Silvia Cattafesta: tutte le situazioni rappresentate si basano su storie vere incontrate nella vita o raccolte nell’ambito delle attività di Libere Sinergie. La scrittura punta su un registro ironico e parodistico, fa ridere ma contemporaneamente colpisce allo stomaco perché tutti, in qualche modo, ci riconoscono esperienze personali dirette o indirette, subite o assistite.

 

«Io ridevo, a volte ridevo proprio di gusto ma poi pensavo, soprattutto da uomo, che quelle cose lì le ho viste, le vedo, anche sottili che quasi non ti accorgi che fanno male, ma succedono», il commento di uno degli spettatori. «Io avevo un’amica di famiglia molto benestante, il marito un uomo impegnato politicamente e socialmente, come lei d’altronde, e a un certo punto un giorno lei mi confessa che avevano solo un bancomat e lo teneva lui, proprio come nello spettacolo una delle protagoniste», la reazione di una spettatrice. Un’altra condivide i suoi ricordi di bambina, quando i genitori litigavano, litigavano forte, urlavano e lei e la sorella provavano a coprire quelle strida come meglio potevano.
Esattamente come messo in scena: «La grande ha proprio un bel carattere. Quando i genitori litigano lei canta. Anche quando è venuta da me cantava. Mi diceva:  “Dai zia cantiamo.” E cantavamo. Una bambina di un’allegressa! C’è il piccolino che è educatissimo. Sta sempre in silenzio, seduto davanti alla TV e la guarda fisso, e dondola, e la guarda anche quando è spenta. Il secondo, di 7 anni, tanto bravo anche lui, spesso si fa la pipì addosso».

Purtroppo non c’è nulla di inventato.

 

Nello spazio intervista prima dell’ultimo sketch – quando si punterà il dito al mondo della comunicazione e dell’informazione, ai media vecchi e nuovi, ai professionisti e agli influencer che sproloquiano anche su questo tema – Fabio Roia ha detto anzi che purtroppo il fenomeno della violenza orientata dal genere riguarda anche le nuove generazioni: «Secondo gli ultimi dati che abbiamo appena analizzato in Tribunale, a commetterli sono, nel 62% dei casi uomini nella fascia di età tra i 18 e i 41 anni. Segno che quel modello patriarcale che pensavamo delle precedenti generazioni tende a perpetuarsi nei giovani. E questo perché le famiglie insegnano ai figli maschi ancora il ruolo di predominio nella relazione con la donna, l’affermazione, il dominio, il controllo sulla donna. E poi perché c’è un linguaggio dei giovani, lo si vede nel loro modo di comunicare, nella presenza nei loro discorsi, nelle loro canzoni, di forza e di machismo come valore. E allora su questo bisogna intensificare gli sforzi di prevenzione».

Con Annamaria Versienti e Silvia Cattafesta, in scena ci sono stati Gabriella Penno, Mauro Masotti, Lisa Ricci, Enrico Rizzoli. Ha introdotto Giorgio Abbiati. I cambi scena sono stati effettuati da Giusy Carrabba e Lucrezia Neri. Al mixer, Franco Baraldi

L’intervista a Fabio Roia è stata condotta da Lorella Beretta